16 December 2025

Jasmine e le barchette di fiori

Jasmine si sveglia quando il cielo è ancora blu notte e le stelle non hanno fretta di andare via. Scivola fuori dal letto in silenzio, per non svegliare i fratelli, e con gesti rapidi infila il sari leggero e prende il cestino. Fuori, l’aria è fresca e sa di rugiada e incenso.

Sulla riva del Gange, dove il giorno nasce prima che altrove, Jasmine corre avanti e indietro con il passo svelto di chi conosce l’urgenza. Ha poco tempo, lo sente nel respiro del fiume.
I devoti arrivano a frotte, con mani colme di desideri e preghiere. Comprano le sue barchette di fiori, piccole culle di foglie con dentro fiori, polvere di curcuma e stoppini pronti a essere accesi. Sono spesso fiori di Calendula (Tagetes), uno dei fiori più usati nei riti indù. Le sue corolle compatte galleggiano bene e resistono a lungo sull’acqua. Di colore arancione, giallo sono simbolo di purezza, auspicio, energia solare. I devoti e i turisti le offrono all’acqua. Gli occhi chiusi e le labbra che mormorano speranze. Jasmine sorride, conta le monete, poi corre a casa. Fa colazione in piedi, prepara i fratellini, indossa la divisa e corre a scuola. Le ore passano lente, ma lei le attraversa con la pazienza di chi conosce il valore di ogni attimo.

Il pomeriggio è per la mamma, tra pentole, panni stesi. Ma quando il sole inizia a scendere dietro i templi, Jasmine è di nuovo là, sulla riva. Ha il cestino sotto braccio e gli occhi pieni di cielo. Resta fino a quando il giorno si arrende alla sera, fino a che l’ultima barchetta prende il largo sulle acque scure del Gange. Allora Jasmine la guarda andare, e in quel piccolo lume che galleggia c’è qualcosa di lei: una preghiera, forse. O solo un sogno che aspetta la corrente giusta.

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