17 December 2025

Hotel Salvation

Un padre anziano convinto che il suo momento sia giunto e un figlio di mezza età, cupo e intrappolato in una vita di numeri e scadenze, sono i protagonisti immediatamente riconoscibili di Mukti Bhawan (Hotel Salvation).
Il film segna il delicato e potente esordio alla regia di Shubhashish Bhutiani, che tratteggia con realismo e poesia un intenso dramma familiare.

Daya (interpretato da Lalit Behl) è un uomo anziano che, seguendo una profonda credenza induista, è convinto che la sua ora sia arrivata e che solo morendo a Varanasi, la città santa sulle rive del Gange, potrà ottenere la moksha — la liberazione dal ciclo di nascita e rinascita.
Questa convinzione lo porta a voler trascorrere i suoi ultimi giorni in un luogo particolare: il Mukti Bhawan, un vecchio albergo che accoglie coloro che attendono la morte nella speranza di raggiungere la salvezza eterna.

Rajiv (Adil Hussain), suo figlio, è un uomo oppresso da una vita stressante: un lavoro opprimente, un capo esigente e una figlia delusa per un matrimonio che lui stesso ha voluto.
Malgrado le sue responsabilità e le sue personali frustrazioni, è costretto a mettere tutto da parte per accompagnare suo padre in quello che considera un compito assurdo e inutile: “portarlo a morire”.

Ma Mukti Bhawan non è solo una riflessione sulla morte. È, soprattutto, un film sulla riconciliazione, sui silenzi mai colmati tra padri e figli, sulle incomprensioni accumulate nel tempo, e sulla possibilità, seppur tardiva, di ritrovare tenerezza, rispetto e persino leggerezza.
L’albergo stesso diventa un luogo sospeso, dove si incontrano vite agli sgoccioli e storie ancora piene di desideri inespressi.

Con uno stile sobrio e toccante, Bhutiani riesce a trasformare una vicenda personale in una narrazione universale: quella del senso della vita e della morte, e della necessità di trovare pace — dentro e fuori di sé — prima dell’addio.

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