17 December 2025

Una notte in stazione

Una notte alla stazione di Prayag

Lascio la mia tenda nel mega accampamento del Kumbh Mela poco prima del tramonto. Saluto il proprietario, i cuochi, i vicini e tutto il personale. Con lo zaino in spalla mi catapulto nel caleidoscopico caos indiano. Una notte in treno e sarò a Delhi.

Faccio pochi passi e trovo un passaggio in moto verso la stazione. È presto, ma devo ancora cenare… e poi, in India, non è mai troppo presto: la strada può sempre sorprenderti.

Fuori dalla stazione di Prayag, seduto su uno sgabello di plastica, consumo in fretta un pasto. Compro una bottiglia di Bisleri e qualche banana. Entro. L’orologio sopra il tabellone dei treni segna le 20:32. Il mio treno, il 12458 da Calcutta, è previsto al binario 17 alle 22:30. Perfetto. Mi incammino verso la banchina, cerco un posto e mi accomodo.

Mezzanotte e trenta. Sono in fila davanti a un lavandino, aspetto il mio turno per lavarmi viso e denti. Sono ancora a Prayag. Sul tabellone delle partenze, accanto al numero del mio treno, è apparso un 6. Sei ore di ritardo.

Il lavandino si libera, mi rinfresco. Torno in banchina. Da qui sembra un accampamento improvvisato, confuso, colorato, vivo.

Vicino a me una famiglia — tre generazioni — è molto più organizzata. Hanno cibo, acqua, coperte. I bambini dormono accoccolati accanto ai nonni. La madre, in un saree dai colori sgargianti, e il padre, in tradizionale dhoti, chiacchierano e mangiano chapati con ceci.

Anch’io provo a dormire. Uso la borsa come cuscino, mi stendo sul pavimento nudo, chiudo gli occhi. Mi aspetta una notte in stazione.

Un tocco leggero sulla spalla mi sveglia. Davanti a me, un uomo in dhoti, con una coperta in mano. Mima il gesto di stenderla e sorride. La moglie mi porge chapati e chana masala. Ringrazio. Il piccante mi accende il palato. Bevo un sorso di Bisleri, mi sdraio sulla coperta indiana. Provo di nuovo a dormire.

È mattina.

Una calda alba illumina i tetti in lamiera. Raggi di sole filtrano tra le travi, la stazione si rischiara. Non ha mai smesso di essere viva. Corvi e cornacchie gracchiano rumorosamente, salutando il nuovo giorno.

Tutto intorno è cambiato. La folla si è diradata. Un cane annusa le colonne di ferro, a terra restano i segni del passaggio di un’umanità viaggiante. Una donna in gilet giallo è china sulla scopa. Un annuncio interrompe il baccano: il mio treno sta arrivando.

Mi alzo, ripiego la coperta e la infilo nello zaino. Vado a lavarmi di nuovo il viso e i denti.

Delhi. Arrivo che è già sera. Scendo dal convoglio 12458. Sul binario 8 una famiglia aspetta un treno in ritardo. Sono seduti in cerchio sul marciapiede. Penso che una coperta farebbe comodo anche a loro.

Apro lo zaino. Gliela porgo.

I bambini mi salutano mentre mi allontano, sorridono e agitano la mano.
La coperta indiana ha trovato il modo di continuare il viaggio.

una notte in stazione

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