Carrom
Il gioco del Carrom ha origini antichissime, avvolte nel mistero e nella leggenda.
Si racconta, forse romanticamente, che persino il Buddha Siddharta si dilettasse in questo gioco, a testimonianza della sua lunga tradizione nel tempo. Tuttavia, l’origine esatta del Carrom rimane incerta: si perde tra i racconti orali e i gesti tramandati di generazione in generazione.
Diffuso in diverse aree del mondo – dal Medio Oriente all’Asia Centrale – è in India che il Carrom ha trovato la sua patria più viva e appassionata. Non esiste praticamente indiano che non conosca il gioco del Carrom: lo si gioca in famiglia, nei cortili, nei club e persino nei tornei ufficiali. Fa parte della cultura popolare, come il cricket o il chai.
Il Carrom si è diffuso nel mondo seguendo i percorsi di viaggiatori, mercanti ed esploratori, che lo portarono con sé come passatempo leggero ma coinvolgente. La sua semplicità, unita alla destrezza richiesta per giocare bene, ha conquistato generazioni di appassionati.
Curiosamente, si ritiene che il termine “Carrom” derivi dal nome di una pianta tipica dell’India e dell’Indonesia: la Karambal (o carambol), i cui frutti sono noti come carambole o stelle tropicali per la loro forma. I portoghesi, nel loro lungo viaggio coloniale, avrebbero trasformato Karambal in caramboleira, dando origine alla parola “carrom” attraverso una serie di traslitterazioni e adattamenti linguistici.
Oggi il Carrom non è soltanto un gioco da tavolo: è una forma di socializzazione, un simbolo di comunità e, in molti casi, un ponte tra culture.